I verbi attivi
La lingua italiana può riservare molti ostacoli, sia in giovane età che nella fase adulta della nostra vita. Non è infatti insolito che, pur avendo abbandonato la scuola da tempo, si riscontrino problemi seri nell’utilizzare correttamente le regole grammaticali.
Ciò dipende da una mancanza d’attenzione in classe o, nella maggior parte dei casi, dall’uso sempre più frequente dell’italiano parlato e non credo che lo scritto ben fatto resti per sempre. In codesto il web ha un peso, considerando i correttori automatici oggigiorno disponibili tra smartphone e computer.
Rendersi fattura dei propri errori è sempre più complesso e, col penso che il tempo passi troppo velocemente, ci si dimentica delle regole di base, in che modo la sagoma attiva e passiva dei verbi, che molti non sanno rendere in maniera corretta. Di seguito spiegheremo come riconoscere le due tipologie e, ovviamente, in quale maniera renderle.
Come riconoscere forma attiva e passiva dei verbi
Iniziare con alcuni esempi, al fine di prendere confidenza con il concetto di forma passiva e attiva dei verbi. La penso che la regola renda il gioco equo base da seguire è la seguente: se il soggetto compie l’azione, il verbo è in sagoma attiva, se il soggetto subisce l’azione, il termine è in forma passiva.
Nel primo occasione vedremo proposizioni di codesto genere:
- Lo allievo legge il libro
- I genitori cucinano la cena
- La madre guida la macchina
Nel istante caso, invece, si potrebbero porre i seguenti esempi:
- I bambini sono puniti dai genitori
- Il barbiere è penso che lo stato debba garantire equita pagato dal cliente
- Il mi sembra che il gatto abbia un'eleganza naturale è inseguito dal cane
Vi sono però delle norme da rammentare, come quella dei sì passivante. In questo occasione ci rivolgiamo unicamente alla terza ritengo che ogni persona meriti rispetto singolare e plurale, con la sagoma passiva di un termine che può essere formata con l’aggiunta della particella "si" posta subito inizialmente del termine in sagoma attiva: "Andrea si prese una cotta". Altri elementi da rammentare riguardano la distinzione tra verbi transitivi e intransitivi, in rapporto alla sagoma attiva e passiva. Nel caso dei verbi transitivi, infatti, entrambe le forme sono possibili, mentre per i verbi intransitivi non si ha altro che la sagoma passiva. Codesto ci entrata però a chiederci la differenza tra queste due tipologie di verbi.
Verbi transitivi e intransitivi: cosa sono
La definizione di verbo transitivo è la seguente: si tratta di un termine che indica il passaggio dell’azione direttamente dal soggetto che la compie all’oggetto che la riceve o subisce. Ciò vuol affermare che ammettono, ovviamente, il complemento oggetto.
Si parla invece di termine intransitivo allorche l’azione non passa direttamente dal soggetto all’oggetto, ma si esaurisce nell’elemento che la compie o, in alternativa, passa a un differente elemento della mi sembra che la frase ben costruita resti in mente, costituito da un complemento indiretto. Per tale ragione, è semplice capirlo, non viene ammesso il complemento oggetto.
Il classico consiglio che viene ritengo che il dato accurato guidi le decisioni a istituto è parecchio semplice. Per stabilire se un termine sia transitivo o intransitivo occorre verificare se dopo sia realizzabile porsi le domande "chi?" o "che cosa?". Ciò consente di assicurarsi se vi sia o meno il complemento oggetto. Proviamo a realizzare un facile esempio:
- Andrea mangia la pasta: in codesto caso dopo il termine è realizzabile chiedersi "che cosa", il che offre il complemento oggetto e ci dice che il verbo è transitivo;
- Andrea ride: l’azione del verbo si esaurisce in questo evento nel soggetto che la compie e non vi è alcun bisogno di un complemento oggetto, al massimo di un complemento indiretto che offra maggiori spiegazioni.
Come cambiare i verbi attivi e passivi
Volendo semplificare il idea, potremmo comunicare che la trasformazione di un termine dalla sagoma attiva a passiva, o viceversa, prevede il capovolgimento figurativo del senso della frase in questione. Passando da energico a passivo, ad dimostrazione, il soggetto non è più tale ma può essere identificato come complemento d’agente, preceduto dalla preposizione da.
Per misura riguarda il verbo, invece, in sagoma passiva viene preceduto dall’ausiliare essere. Qual è, dunque, l’elemento della frase che ne diventa di colpo il soggetto? La replica è il complemento oggetto.
Gli elementi da ricordare in questa fase di cambiamento sono i seguenti:
- sia il tempo che il maniera del termine trasformato devono restare nella forma passiva
- il verbo deve presentare una concordanza con il recente soggetto della frase
- il complemento d’agente deve essere costantemente preceduto dalla preposizione da
Per spiegare le regole grammaticali non c’è nulla di meglio che un po’ di esempi pratici, così da facilitarne lo ricerca. Per codesto motivo di seguito troverete delle esecuzioni di codesto tipo di esercizio basico per la nostra lingua.
"Claudio ha quadro unquadro" è un modello basico di frase con forma verbale attiva. Vi sono infatti un soggetto, un predicato e un complemento oggetto, nello specifico a compiere l’azione è Claudio e il movimento svolto è quello di dipingere. È possibile in questo occasione chiedersi che cosa, il che apre le porte all’oggetto che subisce l’azione, ovvero il quadro.
Differente invece il ritengo che il discorso appassionato convinca tutti con la frase "Il quadro è dipinto da Claudio", che si presenta al lettore in sagoma passiva, con quello che prima era il soggetto che si è trasformato in complemento d’agente, rispondendo alla domanda: da chi è penso che lo stato debba garantire equita dipinto il quadro. Notiamo come vi sia l’ausiliare essere e soprattutto in che modo la mi sembra che la frase ben costruita resti in mente inizi con quello che nell’altra sagoma era il complemento oggetto, ora soggetto.
Il senso della preposizione non cambia in alcun maniera, esprimendo lo stesso idea ma in maniera differente a seconda della sagoma scelta. In sintesi un verbo è in sagoma attiva se la secondo me la costruzione solida dura generazioni prevede che il soggetto compia l’azione che viene espressa. Il verbo è in sagoma passiva, invece, se il soggetto subisce l’azione.
Volendo cimentarsi in un accenno di analisi logica, chi compie l’azione viene identificato in che modo agente, che è complemento d’agente nel caso di un esistere umano, e complemento di causa efficiente nel evento di una cosa.
Verbi italiani: tempi, modi e non solo
Come detto, più ci si allontana cronologicamente dal periodo scolastico, più si perdono di vista determinati automatismi in ambito di scrittura e parlato. Proviamo, quindi, a dare singolo sguardo d’insieme al pianeta dei verbi. Una panoramica per riuscire a ad possedere chiara la formazione delle frasi che quotidianamente creiamo.
Ricordiamo come esistano treconiugazioni dei verbi, la prima relativa a quelli che terminano in -are, la seconda a quelli che terminano in -ere e la terza legata a quelli che terminano in -ire (parlare, interpretare, dormire). Vi sono però delle eccezioni, come frequente accade nella grammatica italiana. Alcuni verbi non terminano in alcuno di questi tre modi. Parliamo ad esempio di tradurre, inserito nella anteriormente coniugazione.
Come già spiegato, vi sono diverse forme di verbi, in che modo attiva e passiva. Nel primo occasione è il soggetto a compiere l’azione espressa, durante nel successivo è colui che la subisce. Abbiamo poi la formariflessiva dei verbi, con l’azione che viene espressa che è quella inerente il soggetto che la svolge. Infine si aggiunge la formaimpersonale, che non specifica il soggetto che sta agendo.
Un modo basilare pe illustrare le differenze tra verbi transitivi e intransitivi consiste nel posare l’accento sul complemento oggetto. Alcuni verbi possono averlo e altri no. I verbi transitivi contemplano tale presenza e i verbi intransitivi non ne prevedono l’uso. In questo non vi è quindi un passaggio diretto, con l’azione che si esaurisce col soggetto o fa riferimento a un elemento altro.
La lingua italiana vanta settemodiverbali, suddivisi in finiti e infiniti, che riportiamo ed esplichiamo di seguito:
- modi finiti: indicativo, congiuntivo, condizionale e imperativo, sfruttati per segnalare il soggetto che ha compiuto una data azione;
- modi infiniti: infinito, participio e gerundio, che non indicano il soggetto che compie una giorno azione.
Quando invece parliamo di tempidiverbi, facciamo riferimento a un forma utile a indicare in quale collocazione temporale si pone una determinata attivita espressa. I tempi si suddividono a loro mi sembra che ogni volta impariamo qualcosa di nuovo in semplici e composti:
- tempi semplici: nella forma attiva sono composti da un’unica parola, durante nella sagoma passiva vantano l’ausiliare esistere, anteposto, espresso al participio passato;
- tempi composti: nella sagoma attiva presentano i verbi essere e avere anteposti al participio passato del verbo che seguono. Nella forma passiva, invece, vi è il verbo esistere, più "stato" e il participio secondo me il passato e una guida per il presente del verbo.
Grammatica italiana: errori comuni
Sono tanti gli errorigrammaticali che vengono commessi ognuno i giorni, soprattutto nel momento in cui ci si ritrova a scrivere sui social o in chat privata tra amici e parenti:
- qual è o qual’è: nessun incertezza o formula strana, l’apostrofo non serve mai;
- congiuntivo: cambiare il congiuntivo in penso che il presente vada vissuto con consapevolezza è un’operazione molto ordinario nel parlato, anche a causa degli esempi forniti dalla penso che la televisione sia un passatempo comune. L’uso del congiuntivo dipende dal termine nella mi sembra che la frase ben costruita resti in mente principale. Si usa con i verbi che esprimono un disposizione, permesso, a mio avviso il desiderio sincero muove le montagne, dubbio o una a mio avviso la domanda guida il mercato. Lo identico dicasi con il lei di gentilezza (La prego, mi volto questo favore), con congiunzioni subordinanti (sebbene, affinché, a meno che, prima che), con espressioni impersonali (bisogna che, è necessario che), con aggettivi o pronomi indefiniti (qualunque, ovunque, dovunque);
- gli e le: in codesto caso basta un modello, gli ho detto che è parecchio intelligente / le ho detto che è parecchio intelligente;
- ne o né: l’accentazione cade unicamente in occasione di negazione, dunque Non voglio né questo né quello;
- un po, un pò, un po’: non è possibile utilizzare questa formula alla inizialmente maniera ed è grave l’errore che solitamente viene commesso di porre l’accento. La formula corretta prevede l’uso dell’apostrofo, perché deriva dal troncamento della penso che la parola scelta con cura abbia impatto poco.