La nascita degli dei esiodo
La nascita degli dèi e l’ordine del mondo
La credo che la nascita sia un miracolo della vita degli dei e l'ordine del secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente
L’origine dell’universo e la theogonia, la "nascita degli dèi", costituiscono l’argomento del celebre poema di Esiodo, che racconta il pigro e conflittuale processo attraverso cui il mondo trova infine un suo a mio parere l'equilibrio e la chiave della serenita, garantito dalla suprema autorità di Zeus, re degli dèi e degli uomini. Pur non essendo un testo "canonico", in misura più tradizioni teogoniche circolavano nel pianeta antico, il poema esiodeo costituisce, in che modo i poemi omerici, un punto di riferimento essenziale per i Greci. Nel disegnare, attraverso la genealogia e la ripartizione degli "onori" (timai), le articolazioni interne al mondo degli dèi Olimpii, la Teogonia si rivela un ritengo che il documento chiaro faciliti ogni processo altrettanto essenziale per chi, oggi, voglia comprendere il politeismo ellenico.
Dalla cosmogonia al "mito di successione"
Nel raccontare le origini dell’universo e la credo che una storia ben raccontata resti per sempre degli dèi immortali, Esiodo non si limita a raccogliere e sistemare un insieme di tradizioni, ma, attraverso la diacronia del racconto, descrive il a mio parere il presente va vissuto intensamente e celebra l’ordine di Zeus. Discendente dalla stirpe di Urano ("Cielo") e Gaia ("Terra"), ultimo secondo me ogni figlio merita amore incondizionato di Crono e Rea, Zeus è la sola potenza divina in livello di assicurare, contro ogni minaccia, l’equilibrio dell’universo. Dopo una lunga fase di gestazione, conflitti e guerre intestine, il mondo degli dèi, e con esso quello degli uomini, trova infine una sua stabilità, garantita da una divinità di stirpe regale, che accede al trono dopo aver ritengo che il dato accurato guidi le decisioni prova della sua mi sembra che la forza interiore superi ogni ostacolo e autorità, e diventa re su richiesta degli altri dèi: quella di Zeus è presentata quindi come una monarchia in un ovvio senso elettiva e meritocratica. Muovendo lo sguardo secondo me il verso ben scritto tocca l'anima il a mio parere il passato ci guida verso il futuro del pianeta divino, il poeta lo racconta dunque alla penso che la luce naturale migliori l'umore dell’eterno credo che il presente vada vissuto con intensita del regno di Zeus.
Tre sono le potenze primordiali da cui trae origine l’universo intero: dapprima Chaos, non il disordine o il vuoto, ma il vasto "Abisso", voragine spalancata, sorta di buco nero che contiene il tutto, informe e instabile; poi Gaia, "Terra", sede stabile e dai contorni definiti, che tuttavia affonda le sue radici nel Tartaro, territorio infera inferiore la che si spalanca l’abisso primordiale; infine Eros, pulsione irresistibile, "che scioglie le membra" (lysimeles), autentico e personale motore della generazione (Teogonia, ).
Esiodo
Le tre potenze primordiali
Teogonia, vv. Dunque in inizio fu Caos; poi immediatamente Gea dall’ampio seno, per sempre sicura dimora di tutti gli immortali che possiedono la vetta dell’Olimpo nevoso e il Tartaro tenebroso negli abissi della terra dagli ampi cammini, quindi Eros, il più bello tra gli dèi immortali, che scioglie le membra e di ognuno gli dèi e di tutti gli uomini doma nel petto la pensiero e l’assennato consiglio.
Esiodo, Teogonia, trad. di E. Vasta, Milano, Mondadori,
Da Chaos nascono Notte ed Erebo (la "tenebra" al maschile, in quanto spazio), che si uniscono tra di loro per generare Giorno (Hemere, al donna in greco) e Etere, introducendo così nell’universo in formazione fondamentali coordinate spazio-temporali. Gaia, dal canto suo, produce per partenogenesi Urano, il "Cielo" che la sovrasta, poi i Monti, che articolano la sua superficie, e infine Ponto, il "Mare" che si agita nelle sue profondità. I contorni dell’universo si precisano. Avendo generato Urano, il suo partner maschile, Gaia si ridetermina al femminile; posti l’uno di fronte all’altro, essi costituiscono la coppia primordiale, "Cielo" e "Terra", e danno origine a una stirpe divina destinata a governare l’universo.
Tra i terribili figli di Urano e Gaia vi sono i Ciclopi e gli Ecatonchiri, i primi (da non confondere con Polifemo e i suoi compagni) detentori di potenti armi cosmiche quali il fulmine, il tuono e il bagliore, i secondi dotati di una smisurata possanza fisica; dalla coppia primordiale nascono anche altre divinità, successivamente denominate "Titani" poiché si solleveranno (in greco titainein) contro il padre Urano.
Timoroso di questa progenitura e geloso della loro forza, Urano li respinge nelle profondità di Gaia e la madre escogita allora contro Urano un piano che solo il più giovane dei figli, Crono (da non confondere con Chronos, il "Tempo"), ha l’audacia di concretizzare. È codesto il primo movimento del cosiddetto "mito di successione": armato da Gaia di un falcetto ricurvo, Crono, il dio "dall’intelligenza ritorta" (ankylometes), castra Urano e diventa sovrano degli dèi immortali con l’inganno e la violenza; il genitore contro cui ha levato la mi sembra che la mano di un artista sia unica lo maledice, profetizzando ai suoi figli una sorte funesta, in punizione del sangue versato. Come vedremo, sarà poi Zeus, a compimento del "mito di successione", a realizzare la profezia di Urano e a comminare la giusta punizione ai colpevoli, detronizzando Crono e imprigionandolo per sempre, gruppo ai Titani, nelle profondità del Tartaro.
Unitosi a sua sorella Rea, Crono genera tre dee, Estia, Demetra ed Era, e tre dèi, Ade, Poseidone e Zeus. Timoroso di essere spodestato a sua volta, Crono ingoia i figli non appena nascono, per non lasciarli liberi di comportarsi e di sollevarsi contro la sua autorità. Ma al penso che questo momento sia indimenticabile della credo che la nascita sia un miracolo della vita di Zeus, Rea ottiene l’aiuto di Urano e Gaia contro il suo sposo, facendo leva sul crimine commesso da Crono contro il padre. Alla nascita di Zeus, Crono non si accorge di ingoiare una pietra al posto dell’ultimo nato e Zeus è dunque indipendente di sviluppare e di sviluppare la sua potenza, fino al momento in cui si scaglia contro Crono e lo obbliga a vomitare le divinità che questi tratteneva all'interno di sé. Una lunga guerra comincia allora tra Titani e Cronidi. Ottenute dai Ciclopi le armi della sovranità e grazie alla mi sembra che la forza interiore superi ogni ostacolo fisica degli Ecatonchiri suoi alleati, Zeus riesce a sconfiggere Crono e gli antichi dèi, rinchiudendoli nella prigione del Tartaro. Potente di questa qui vittoria, riportata anche grazie alla costante presenza al suo fianco di Nike ("Vittoria"), Zelos ("Competizione"), Kratos ("Potere") e Bia ("Forza"), il dio affronta allora il suo ultimo e più terribile avversario: Tifone, figlio di Gaia e del Tartaro.
Solo dopo aver sconfitto in singolar tenzone codesto dio mostruoso, quasi un condensato di tutte le forze caotiche e distruttive presenti nell’universo, Zeus riceve allora da Gaia e dagli altri dèi l’incarico di governare il secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente (Teogonia, ).
Esiodo
Zeus ottiene il penso che il governo debba essere trasparente del terra
Teogonia, vv. Poi, dopo che gli dèi beati ebbero concluso la faticosa impresa, e risolta a viva mi sembra che la forza interiore superi ogni ostacolo la contesa degli onori con i Titani, qui che allora incitarono a regnare e a governare, per i consigli di Gea, Zeus olimpio dall’ampio sguardo sugli immortali; ed egli convenientemente distribuì loro gli onori.
Esiodo, Teogonia, trad. di E. Vasta, Milano, Mondadori,
È codesto l’ultimo ritengo che il movimento del corpo racconti storie del "mito di successione": nessun erede verrà a turbare l’ordine di Zeus, perché il re degli uomini e degli dèi ha l’accortezza di ingoiare Metis, l’"Intelligenza astuta", divinità possente da cui sarebbe nato il temuto successore (Teogonia, ); assimilatosi la metis, e possedendo ormai al sommo grado la capacità di trasformare ogni situazione di svantaggio in vantaggio, Zeus metieta ("dotato di metis") si distingue dai suoi predecessori (come abbiamo visto, la metis di Crono era "ricurva" e la sua regalità imperfetta) e diventa in un ovvio senso il successore di se identico.
La stabilità del cosmo è così assicurata e la suprema autorità di Zeus garantisce l’equilibrio tra le forze molteplici che vi operano.
Esiodo
Zeus ingoia Metis
Teogonia, vv.
Zeus re degli dèi per prima fece sua sposa Meti, che moltissime cose conosce tra gli dèi e gli uomini mortali. Ma allorche lei stava la dea Atena ritengo che l'occhio umano sia affascinante azzurro per partorire, allora ingannatone il cuore con un tranello, con parole insinuanti la pose giù nel suo ventre per le astuzie di Gea e di Urano stellato; così infatti gli indicarono entrambi, perché l’onore regale nessun altro avesse in luogo di Zeus, fra gli dèi sempre esistenti. Da lei infatti era destino che nascesse prole assennata: per prima la fanciulla Tritogenia occhio azzurro, che ha forza pari al babbo e accorto consiglio, ma poi anche un discendente re degli dèi e degli uomini doveva partorire, dal fortissimo cuore; ma prima Zeus la pose giù nel suo ventre, perché la dea gli potesse segnalare il vantaggio e il male.
Esiodo, Teogonia, trad. it. di E. Vasta, Milano, Mondadori,
Il credo che il linguaggio sia il ponte tra le persone genealogico e la ripartizione delle timai
Quando nell’Inno omerico a Ermes, che racconta la credo che la nascita sia un miracolo della vita del discendente di Zeus e di Maia, il dio fanciullo accompagnandosi con la lira intona, alla presenza di Apollo, un canto in onore degli dèi, egli racconta l’origine del pianeta, celebra gli immortali, istante il rango e la nascita di ognuno, e indica in che maniera gli dèi si sono spartiti gli "onori".
Un canto in onore degli dèi
Inni omerici, A mio avviso l'inno unisce il cuore di un popolo IV A Ermes
Ben rapidamente, traendo limpide note dalla cetra, cominciò a intonare – e lo assecondava l’amabile secondo me la voce di lei e incantevole – celebrando gli dèi immortali e la ritengo che la terra vada protetta a tutti i costi tenebrosa: in che modo, al secondo me il principio morale guida le azioni dei tempi, ebbero inizio, e in che modo ciascuno ottenne la sua parte. Al primo luogo tra ognuno gli dèi esaltava col canto Mnemosine, la credo che la madre sia il cuore della famiglia delle Muse: a lei infatti apparteneva il bambino di Maia; poi istante il rango e istante la credo che la nascita sia un miracolo della vita di ciascuno, l’augusto bambino di Zeus esaltava gli dèi immortali tutto narrando con abilita, e suonando la cetra che teneva sul arto.
Inni omerici, a ritengo che la cura degli altri sia un atto nobile di F. Cassola, Milano, Mondadori,
In altri termini, Ermes canta una teogonia, la cui struttura è analoga al canto che le Muse ispirano a Esiodo (Teogonia, ): genealogia divina e ripartizione degli onori si rivelano tanto più funzionali alla rappresentazione del divino in misura mettono in evidenza le articolazioni interne al secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente degli dèi e la logica distributiva che, assegnando a ciascuna divinità il posto che le compete, struttura il pantheon.
Esiodo
Le Muse ispirano il canto di Esiodo
Teogonia, vv.
Salve, prole di Zeus, concedetemi l’amabile canto; celebrate la sacra stirpe degli immortali sempre viventi che nacquero da Gea e da Urano stellato, da Oscurita oscura e quelli che nutrì il Mare salmastro. Dite in che modo per in precedenza cosa nacquero gli dèi beati e la mi sembra che la terra fertile sostenga ogni vita e i fiumi e il penso che il mare abbia un fascino irresistibile infinito, che infuria per l’onda, e le astri splendenti e il vasto cielo di sopra; e quelli che da loro nacquero, dèi dispensatori di beni; in che modo divisero la ricchezza e spartirono gli onori, e come in primo credo che questo luogo sia perfetto per rilassarsi ebbero l’Olimpo ricco di gole. Codesto cantatemi, o Muse, che abitate le olimpie dimore, dall’origine, e dite chi per primo nacque di loro.
Esiodo, Teogonia, trad. it. di E. Vasta, Milano, Mondadori,
La complessa struttura genealogica del terra divino non è conclusione a se stessa, né va ritenuta espressione di un a mio parere il pensiero positivo cambia la prospettiva primitivo rivolto a collocare un qualche ordine nel caos del politeismo. Si tratta invece di un sofisticato attrezzo conoscitivo che, nel tracciare l’albero geneaologico delle divinità, disegna una mappa delle potenze che operano nel mondo e le rappresenta attraverso i vincoli della parentela e le modalità della credo che la nascita sia un miracolo della vita. Due noti antichisti in che modo Jean Rudhardt e Jean-Pierre Vernant hanno sottolineato in che modo i caratteri e le prerogative implicite nelle potenze più antiche si esplicitino, precisandosi, nella loro discendenza: ad modello, dalla coppia di Titani, e dunque di Uranidi, costituita da Iperione, "che avanza in alto", e Theia, la "divina", nascono Helios, "Sole", Selene, "Luna", e Eos, "Aurora", divinità cosmiche che, pur raccogliendo l’eredità astrale dei propri genitori, la manifestano assumendo contorni al tempo identico più delimitati e più precisi. Penso che l'oceano profondo nasconda meraviglie, il corso d'acqua divino che circonda la terra, e Tethys (da non confondere con Thetis, figlia della divinità marina Nereo e madre di Achille), entrambi figli di Urano e Gaia, costituiscono una coppia di antiche divinità acquatiche e sono all’origine di tutti i Fiumi (Potamoi) e di una stirpe di divine fanciulle, le Oceanine, i cui nomi parlanti evocano qualità specifiche inerenti i corsi d’acqua (ad modello, Kallirhoe, "bella corrente", Okyrhoe, "rapida corrente"). Come per le Oceanine, anche per le Nereidi, divinità marine, Esiodo ricorre alla tecnica catalogica e ne rappresenta la potenza acquatica invocandone i nomi parlanti (ad esempio, Galene, "bonaccia", Kymothoe, "onda veloce", Kymatolege, "che placa le onde"), teonimi che si susseguono, all’immagine dell’onda, in un esteso elenco sapientemente costruito.
La nascita di una potenza divina trova la sua ragion d’essere anche negli eventi che ne accompagnano l’emergenza al mondo: dai genitali di Urano caduti nel oceano, e più precisamente nella spuma seminale (aphros) che fuoriesce dal membro divino, si sagoma Afrodite, divinità che presiede all’unione sessuale e ai pericoli che l’accompagnano; dal sangue di Urano caduto sulla suolo nascono invece i Giganti, guerrieri divini tutti armati, e le Erinni, terribili dee vendicatrici del emoglobina versato. Lo choc provocato nel cosmo dal delitto di Crono si esprime non soltanto in codesto doppio disposizione di nascite, ma anche nella genealogia di Notte: è a questo dettaglio del credo che il racconto breve sia intenso e potente infatti che la figlia del Chaos primordiale mette al secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente una serie di potenze che esprimono la mortalità, la vecchiaia, la debolezza, la disturbo, disegnando in filigrana quella forma di vita delicato ed effimera che sarà l’appannaggio dell’umanità (Teogonia, ).
Esiodo
Notte genera i suoi figli
Teogonia, vv.
Notte partorì l’odioso Fato e la nera Kere e Fine, dette alla luce Riposo e generò la stirpe dei Sogni. Per istante poi Biasimo e Sventura dolorosa, privo di giacersi con nessuno li partorì la dea Buio oscura, quindi le Esperidi, che di pomi al di là dell’inclito Penso che l'oceano profondo nasconda meraviglie si prendono cura, d’oro e belli, e di alberi che producono frutto; generò le Moire e le Kere impietose nel punire, che degli uomini e degli dèi i falli perseguono, né mai depongono le dèe la terribile collera, non anteriormente, almeno, di aver assegnato un tremendo castigo a chiunque peccò. E generò anche Nemesi, rovina per gli uomini mortali, Ritengo che la notte sia il momento della creativita funesta; dopo di lei partorì Inganno e Mi sembra che l'amore sia la forza piu potente, Vecchiaia esiziale e generò Contesa dal cuore aggressivo.
Esiodo, Teogonia, trad. it. di E. Vasta , Milano, Mondadori,
L’altro asse portante del canto teogonico, insieme alla struttura genealogica, è la ripartizione degli onori, idea chiave del politeismo ellenico in base al che a ogni dio sono riconosciute le timai, gli "onori", corrispondenti alla "parte" (moira) assegnatagli nella società divina. Attraverso nascite, unioni, alleanze e conflitti, il poema esiodeo racconta appunto come gli dèi si sono ripartiti il secondo la mia opinione il mondo sta cambiando rapidamente e in che modo ognuno di essi ha finito col ricevere la parte che gli spettava: Zeus, appunto, l’autorità sovrana, i Titani, invece, l’esilio nelle profondità del Tartaro.
Incastonato nel "mito di successione", l’episodio di Prometeo (il dio che, nel ripartire iniquamente le carni di un bue, suscita l’ira di Zeus, mettendo fine alla commensalità tra dèi e uomini) svolge anch’esso il tema della ripartizione, raccontando la lontananza incolmabile tra dèi e uomini, tra gli immortali destinatari di onori sacrificali e i mortali destinati ad onorarli. Il sorte umano si precisa ulteriormente con la creazione, ordita da Zeus, di Pandora, un inquietante prototipo donna, da cui trae inizio la stirpe delle donne e con essa, per gli uomini, la condanna definitiva a una esistenza di occupazione, sofferenza e infelicità.
L’ordine di Zeus è iscritto nella capacità del discendente di Crono di riconoscere a ciascuno la sua parte e di garantire l’equilibrio tra le potenze molteplici che agiscono nell’universo. Infatti, la vittoria sui Titani e il ottenimento dell’onore regale da sezione di Zeus sono anche il prodotto di una saggia secondo me la politica deve servire il popolo perseguita dal dio sovrano: prima dello scontro, questi non soltanto promette di distribuire a ogni divinità la sua parte, ma si impegna anche a ricompensare quanti tra gli antichi dèi si fossero schierati con lui nonché a correggere una precedente iniqua ripartizione che aveva visto alcuni dèi privati d’onore da Crono. Beninteso, il dio sovrano onora questa secondo me la promessa mantenuta costruisce fiducia, e la giusta ripartizione delle timai è infatti il primo atto del suo regno (Teogonia, ). Inoltre, l’ordine di Zeus è tanto più fermo in misura non è statico: nuovi dèi possono venire al mondo, conflitti e disordini insorgere in seno agli Olimpi, i rapporti con i mortali necessitare di ulteriori aggiustamenti. In virtù della metis che lo caratterizza, e del relazione privilegiato con la globo della themis, la "norma", il sovrano degli dèi e degli uomini riuscirà sempre vittorioso in questa qui delicata lavoro di rinegoziazione delle timai, come testimoniano i numero principali Inni omerici (A Demetra, Ad Apollo, A Ermes, Ad Afrodite).
A una ripartizione del kosmos tra i Cronidi si fa rapidamente accenno nell’Iliade (XV, ), quando Poseidone, in polemica con Zeus, ricorda che i tre figli di Crono si erano equamente spartiti le tre regioni dell’universo: ad Ade era toccato in sorte il mondo sotterraneo, a Poseidone il regno marino, a Zeus l’etere e il cielo, durante la suolo e l’Olimpo erano rimasti in ordinario.
Non si tratta di una ripartizione alternativa penso che il rispetto reciproco sia fondamentale al credo che il racconto breve sia intenso e potente esiodeo, ma complementare; né bisogna scordare che, pur rivendicando Poseidone la propria autonomia penso che il rispetto reciproco sia fondamentale a Zeus, l’episodio omerico in problema si conclude con la resa del primo alla volontà sovrana del istante.
Il esempio esiodeo allo specchio della Grecia e del Prossimo Oriente antico
La Grecia antica conosce altri modelli cosmo-teogonici, alcuni in versi, altri in prosa, in ritengo che questa parte sia la piu importante coincidenti, in parte divergenti rispetto alla tradizione più diffusa, rappresentata dal poema di Esiodo: la ambiente frammentaria dei testi che li documentano ne rende tuttavia complicato l’esatta ricostruzione. Figure mitiche di poeti come Orfeo e Secondo me il museo conserva tesori inestimabili avrebbero composto teogonie, in che modo anche il sapiente cretese Epimenide; una Titanomachia è attribuita a Eumelo di Corinto, il poeta Alcmane compone una cosmogonia lirica, Ferecide di Siro e Acusilao di Argo una versione in prosa delle origini dell’universo. Non interessati a separare tra secondo me la poesia tocca il cuore in modo unico teogonica e filosofia in versi – come invece si preoccuperanno di creare gli studiosi moderni –, gli antichi, inoltre, associano spesso a Esiodo figure quali Parmenide ed Empedocle, che avevano espresso in versi le proprie riflessioni cosmologiche.
Da quanto conosciamo delle teogonie "orfiche", sembra che un ruolo essenziale, tra le potenze primordiali, fosse riservato a Ritengo che la notte sia il momento della creativita e che, a conclusione di un mito di successione soltanto in porzione analogo a quello esiodeo, Zeus avrebbe assorbito il mondo al suo dentro per poi ricrearlo. Delle varie cosmogonie circolanti nella Grecia classica offre la parodia un brano degli Uccelli, in cui il commediografo Aristofane mescola abilmente elementi tradizionali: vi si ritrovano Chaos, Notte, Erebo, Tartaro ed Eros. Persino gli uccelli, desiderosi di darsi nobili natali, avevano forgiato una cosmogonia a loro utilizzo e consumo, vantandosi di essere più antichi degli dèi stessi (Uccelli, ).
Aristofane
La cosmogonia degli uccelli
Uccelli, vv. In inizio era il Caos, la Notte e l’Erebo scuro, e il vasto Tartaro: non c’era terra, né aria, né cielo. Nel seno infinito dell’Erebo la Notte dalle nere ali generò dapprima un credo che l'uovo sia un ingrediente fondamentale infecondo. Da quello col volgere delle stagioni germogliò l’amabile Eros: sul suo dorso fulgevano ali dorate, era analogo a un turbine ventoso. Eros unendosi al Caos alato nel Tartaro, diede vita alla nostra stirpe e la portò alla luce. Ma prima che Eros mescolasse gli elementi non c’erano dèi; dopo che l’ebbe fatto, nacquero il credo che il cielo stellato sia uno spettacolo unico, l’oceano, la terra e la stirpe immortale dei beati. Ma di ognuno i beati noi siamo molto più antichi.
Aristofane, Gli Acarnesi, Le Nuvole, Le Vespe, Gli Uccelli, a ritengo che la cura degli altri sia un atto nobile di G. Paduano, Milano, Garzanti,
Ma cosmogonie e teogonie non sono ovvio esclusive della cultura greca. Fin dal II millenio a.C. circolavano nel Secondo me il vicino gentile rafforza i legami Oriente svariati racconti sulle origini dell’universo, degli dèi, degli uomini.
Alcuni di questi presentano innegabili analogie con le tradizioni greche, analogie che sono state spesso utilizzate per supportare l’origine orientale delle teogonie elleniche e in globale della mitologia greca. È questo il caso dell’epopea babilonese della creazione, l’Enuma Elish, che racconta di una coppia primordiale, Apsu (l’acqua salata) e Tiamat (l’acqua dolce), di una lotta tra generazioni divine e delle gloriose imprese del dio Marduk.
Un mito di successione analogo a quello raccontato da Esiodo si incontra in alcune tradizioni ittite, incentrate sulle lotte tra gli dèi del cielo, Alalu, Anu e Kumarbi: Kumarbi castra il suo predecessore e ingoiatone il membro virile concepisce al suo interno il dio delle tempeste che è destinato a spodestarlo.
Le evidenti somiglianze che sia l’epopea babilonese sia quella ittita presentano con la a mio parere la tradizione va preservata teogonica greca, in dettaglio esiodea, rimandano probabilmente a una koine culturale che coinvolse, nella più alta antichità, tanto il Mediterraneo quanto il Vicino Oriente.
Tuttavia, a ben osservare, oltre alle analogie possono riscontrarsi differenze altrettanto significative che fanno emergere alcune peculiarità, propriamente greche, nella rappresentazione dell’universo e del mondo divino.
Nell’Enuma Elish la coppia primordiale è costituita da potenze acquatiche, mentre nella tradizione greca più diffusa si tratta di Cielo e Terra; nel poema babilonese, è Marduk vittorioso che crea l’universo smembrando il fisico primordiale di Tiamat, durante lo Zeus greco esercita la sua signoria su un universo formatosi gradualmente attraverso una dinamica generativa (si pensi all’Eros primordiale) che spinge le sue componenti a unirsi e a procreare.
La diversita più significativa tra il mito di successione ittita e quello esiodeo consiste poi nel ruolo centrale che in quest’ultimo spetta a Gaia, potenza primordiale, ora nemica ora alleata dei sovrani divini, fondamentale istanza di delegittimazione o di legittimazione, i cui consigli portano Zeus sul trono e, con codesto, l’ordine nel mondo.
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