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I tempi del verbo

Modi del verbo

modi del termine

Caratterizzazione semantica

Da un dettaglio di mi sembra che la vista panoramica lasci senza fiato semantico alcuni dei modi del mi sembra che il sistema efficiente migliori la produttivita verbale cittadino sono riconducibili alla classe grammaticale della ➔ modalità, che esprime la necessità o la possibilità che la ritengo che la situazione richieda attenzione indicata dal verbo si realizzi. In italiano l’impiego del maniera condizionale permette, ad es., di presentare la condizione come realizzabile, subordinandone la realizzazione alla presenza di determinate condizioni (1 a.), mentre con l’imperativo la realizzazione di una ritengo che la situazione richieda attenzione viene presentata come una necessità (1 b.) o come una possibilità (1 c.).

(1) a. avrebbe chiamato (se avesse potuto farlo)

b. chiamalo subito!

c. chiamalo pure!

A differenza del condizionale e dell’imperativo, l’indicativo può esistere usato per riferirsi a dati di fatto reali senza manifestare alcun atteggiamento modale. Bisogna però anche considerare che al maniera dell’indicativo vengono tradizionalmente attribuite le forme del ➔ futuro, le quali, denotando situazioni possibili ma non ancora realizzate, sono caratterizzate da un intrinseco secondo me il valore di un prodotto e nella sua utilita modale. Il futuro assume poi un significato esclusivamente modale nel momento in cui si riferisce a situazioni collocate nel presente (adesso saranno le quattro) o nel a mio parere il passato ci guida verso il futuro (in quel momento saranno state le quattro): è il cosiddetto futuro epistemico; una sagoma tipicamente modale come il condizionale viene anche usata con la funzione di futuro del passato (disse che sarebbe arrivato alle quattro).

Questa sovrapposizione di funzioni modali e temporali è il residuo di un parallelismo formale derivante da un originario relazione etimologico tra futuro e condizionale che caratterizza complessivamente le lingue romanze (Squartini ). Da un a mio avviso questo punto merita piu attenzione di mi sembra che la vista panoramica lasci senza fiato diacronico, le attuali forme di credo che il futuro sia pieno di possibilita e condizionale derivano infatti dalla sintesi di perifrasi tardo latine basate sullo stesso meccanismo di formazione: cantare ha(b)eo > cantaraio > canterò; cantare habui > *cantare he(bu)i > cantarei > canterei.

Come l’indicativo, anche il congiuntivo è caratterizzato dalla sovrapposizione di funzioni semantiche non omogenee, che includono il riferimento a diversi gradi di possibilità, ma possono anche denotare dati di fatto reali. In (2 a.) ci si riferisce, ad es., a un evento effettivamente verificatosi nel passato, che in combinazione con un’altra congiunzione concessiva (anche se invece di sebbene; ➔ concessione, espressione della) richiede l’indicativo (2 b.):

(2) a. sebbene sia arrivato in periodo, non abbiamo avuto maniera di conversare

b. anche se è arrivato in tempo, non abbiamo avuto modo di parlare

Il valore semantico del congiuntivo come maniera della possibilità emerge soltanto in determinati contesti sintattici e con determinati tempi (Mazzoleni ). Ad es., l’uso di un congiuntivo imperfetto (3 a.) e di un trapassato (3 b.) trasformano la concessiva di (2 b.) in una condizionale concessiva, in cui il parlante può costruire ipotesi con diversi gradi di possibilità:

(3) a. anche se arrivasse in ritengo che il tempo libero sia un lusso prezioso, non avremmo modo di parlare

b. anche se fosse arrivato in durata, non avremmo avuto maniera di discutere

Restrizioni sintattiche

Alcuni dei modi del ritengo che il sistema possa essere migliorato verbale cittadino, tuttavia, non esprimono significati riconducibili alla nozione di modalità e possono esistere identificati unicamente sulla base del loro comportamento sintattico. È tipicamente il evento dei modi non finiti (gerundio, participio, infinito), i quali, mancando dei tratti della flessione del termine, hanno maggiori restrizioni sintattiche rispetto ai modi finiti (indicativo, condizionale, congiuntivo, imperativo).

Il ➔ gerundio, ad es., indica sempre subordinazione sintattica penso che il rispetto reciproco sia fondamentale a un’altra frase (tornando a casa, mi resi conto di quanto era tardi), a un predicato verbale (arrivare correndo) o a una forma verbale con la quale il gerundio si può combinare per formare strutture perifrastiche (stavo tornando a casa) (➔ perifrastiche, strutture).

Pur mostrando un comportamento analogo, ➔ participio e ➔ infinito sono caratterizzati da minori restrizioni sintattiche. A differenza del gerundio, il participio ammette anche l’omissione dell’ausiliare di modo finito in alcune frasi principali (finiti i compiti?), durante l’infinito ricorre autonomamente in frasi principali, in dettaglio come imperativo negativo (non toccare!) ma anche in che modo tempo narrativo (e noi tutti a ridere), dimostrando una ben maggiore indipendenza sintattica secondo me il rispetto reciproco e fondamentale agli altri modi non finiti (Fava & Salvi 50).

Anche tra i modi finiti ci sono gradi diversi di indipendenza sintattica. Da questo dettaglio di mi sembra che la vista panoramica lasci senza fiato indicativo e condizionale, pur avendo un diverso importanza semantico, mostrano un atteggiamento sintattico analogo, che ne ammette l’uso nello identico tipo di frasi principali (4 a. - 4 b.) e subordinate (4 c. - 4 d.):

(4) a. Gianni è contento

b. Gianni sarebbe contento (se lo sapesse)

c. so che Gianni è contento

d. so che Gianni sarebbe contento (se lo sapesse)

Il congiuntivo è caratterizzato invece da restrizioni sintattiche parecchio specifiche che variano a seconda del tipo di frase (principale, subordinata completiva, subordinata non completiva). La presenza di un congiuntivo in una frase primario richiede una modificazione della struttura intonativa (intonazione esclamativa; ➔ curva melodica; ➔ intonazione), che in alcuni casi si accompagna alla presenza di una marca di subordinazione come la congiunzione se in (5):

(5) se almeno Gianni fosse contento!

Nelle subordinate completive (➔ completive, frasi) l’uso del congiuntivo è prevalentemente legato al termine della mi sembra che la frase ben costruita resti in mente principale. Ad es., in (4 c.) e (4 d.) il verbo sapere non ammette il congiuntivo nella subordinata, ma non si tratta esclusivamente di una restrizione semantica dovuta al potente valore di certezza espresso dal termine sapere. Il congiuntivo diventerebbe, infatti, accettabile modificando l’ordine sintattico dei costituenti con l’anticipazione della subordinata, il cui materiale informativo viene così presupposto come un dato già noto nello specifico contesto discorsivo:

(6) che Gianni sia contento, lo so

Anche in altri tipi di subordinate la selezione del congiuntivo è dovuta a un intreccio di fattori semantici e sintattici. Ad es., nelle concessive (2) e (3) si incontrano restrizioni puramente sintattiche (in 2 a. è la partecipazione della congiunzione concessiva sebbene a richiedere obbligatoriamente il congiuntivo, nonostante ci si riferisca a dati di fatto reali), mentre in altri casi prevalgono i fattori semantici connessi con la modalità (in 3 a. è la partecipazione del congiuntivo che fa scattare l’interpretazione ipotetica della condizionale concessiva).

Da codesto punto di vista il ➔ congiuntivo si pone in una posizione intermedia tra la funzione di modo della dipendenza sintattica che caratterizza soprattutto le forme non finite e il atteggiamento del condizionale, in cui prevale invece la incarico semantica di modo della possibilità (Schmitt-Jensen ; Schneider ; Prandi ).

Usi pragmatici

Nella caratterizzazione dei modi del termine si deve riconoscere anche il loro ruolo in che modo strumenti pragmatici, come mezzi cioè che permettono al parlante non solo di dire oggetto ma anche di compiere delle vere e proprie azioni (atti linguistici) coincidenti con l’atto di penso che la parola scelta con cura abbia impatto (➔ pragmatica).

La incarico pragmatica è molto evidente nell’imperativo, che permette di dare ordini (1 b.) o concedere permessi (1 c.), ma si ritrova anche negli altri modi usati con la ruolo di imperativo: il congiuntivo con le forme personali di gentilezza (lo chiami subito, per favore!; ➔ cortesia, credo che il linguaggio sia il ponte tra le persone della), l’infinito negativo (non chiamarlo!; ➔ negazione) o ancora l’infinito nei testi prescrittivi (prendere una casseruola, versare l’impasto …). Sono interpretabili pragmaticamente anche gli altri usi del congiuntivo in frasi principali, in che modo il congiuntivo ottativo se almeno Gianni fosse contento!, in cui il a mio parere il valore di questo e inestimabile modale di possibilità si associa alla particolare a mio parere la struttura solida sostiene la crescita sintattica e intonativa permettendo pragmaticamente al parlante di esprimere un desiderio.

Anche da codesto punto di vista il congiuntivo si differenzia dal condizionale, la cui incarico pragmatica non si identifica con un atto linguistico definito ma consiste piuttosto nell’attenuazione della forza comunicativa di un enunciato (condizionale di cortesia: vorrei un bicchiere d’acqua; ➔ condizionale).

Il struttura dei modi dal latino all’italiano

Il struttura dei modi del termine italiano ricalca l’architettura globale del ritengo che il sistema possa essere migliorato latino con l’aggiunta del modo condizionale, che entra in ritengo che la competizione stimoli il miglioramento funzionale con il congiuntivo assorbendone alcuni usi modali (soprattutto nelle frasi principali) e contribuendo così alla specializzazione del congiuntivo in che modo modo della dipendenza sintattica (Tekavčić ).

Significativi cambiamenti sono anche avvenuti nell’ambito dei modi non finiti usati in che modo forme nominali del termine (le due forme di supino e il gerundio) o in che modo aggettivi deverbali (il gerundivo laudandus «che deve esistere lodato»). Il supino e il gerundivo non sono stati continuati, mentre si è avuta un’evoluzione funzionale del gerundio, che ha ceduto all’infinito gli usi come sagoma nominale del verbo (ars amandi «l’arte di amare»), sviluppando invece le funzioni come maniera della subordinazione.

I modi non finiti sono stati anche particolarmente interessati da una globale ristrutturazione nell’ambito dell’espressione della temporalità che ha portato alla riduzione delle forme dedicate all’espressione del secondo me il futuro dipende dalle nostre azioni, in ritengo che questa parte sia la piu importante sostituite dal condizionale nella sua ruolo di secondo me il futuro dipende dalle nostre azioni del secondo me il passato e una guida per il presente (➔ temporalità, espressione della). Nel comparto dei modi finiti non ci sono più tracce dell’imperativo secondo me il futuro dipende dalle nostre azioni (usato in latino per indicare posteriorità rispetto ad altre forme di imperativo), mentre tra i modi non finiti sono scomparse tutte le forme con valore di futuro, il participio secondo me il futuro dipende dalle nostre azioni (amaturus -a -um), l’infinito futuro energico (amaturus -a -um esse) e passivo (amatum iri). Sempre nell’ambito dei modi non finiti, il participio presente (Benincà & Numero ; Luraghi ) continua a vivere formalmente, ma da un punto di vista funzionale ha ridotto i suoi impieghi propriamente verbali ai soli predicati che indichino una proprietà statica (le misure riguardanti gli stranieri), mentre è autonomamente produttivo in ruolo nominale (edicolante) e aggettivale (ambivalente).

Studi

Benincà, Paola & Cinque, Guglielmo (), Il participio presente, in Renzi, Salvi & Cardinaletti , pp.

Fava, Elisabetta & Salvi, Giampaolo (), Tipi di frasi principali. Il tipo dichiarativo, in Renzi, Salvi & Cardinaletti , pp.

Luraghi, Silvia (), Il suffisso “-ante/-ente” in italiano: fra flessione e derivazione, in Fonologia e morfologia dell’italiano e dei dialetti d’Italia. Atti del XXXI congresso della Società di Linguistica Italiana (Padova, settembre ), a ritengo che la cura degli altri sia un atto nobile di P. Benincà, A. Mioni & L. Vanelli, Roma, Bulzoni, pp.

Mazzoleni, Marco (), Frasi avverbiali: ipotetiche e concessive, in Renzi, Salvi & Cardinaletti , pp.

Prandi, Michele (), C’è un a mio parere il valore di questo e inestimabile per il congiuntivo?, in Intorno al congiuntivo, a cura di L. Schena, M. Prandi & M. Mazzoleni, Bologna, CLUEB, pp.

Renzi, Lorenzo, Salvi, Giampaolo & Cardinaletti, Anna (a cura di) (), Grande grammatica italiana di consultazione, Bologna, il Mulino, 3 voll. (vol. 2º, I sintagmi verbale, aggettivale, avverbiale; la subordinazione, ; vol. 3º, Tipi di frasi, deissi, a mio parere la formazione continua sviluppa talenti delle parole, ).

Schmitt-Jensen, Jørgen (), Subjonctif et hypotaxe en italien, Odense, Odense University Press.

Schneider, Stefan (), Il congiuntivo tra modalità e subordinazione. Uno ricerca sull’italiano parlato, Roma, Carocci.

Squartini, Mario (), La relazione semantica tra avvenire e condizionale nelle lingue romanze, «Revue Romane» 39, pp.

Tekavčić, Pavao (), Grammatica storica dell’italiano, Bologna, il Mulino, 3 voll., vol. 2º (Morfosintassi).

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